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Il Brigante

 
 

GIOVANNI PICCIONI nasce a Castel Trosino (AP)  nel 1795 e passa la maggior parte della sua vita a Rocca di Montecalvo, paese arroccato lungo il fiume Castellano. Nell’adolescenza si nutre di idee religiose e si schiera quindi dalla parte del Papa per la difesa dello Stato Pontificio.

Nel 1815 si unisce ai briganti di  Valle Castellana e partecipa alle prime azioni di brigantaggio, nel 1849 ne diventa il leader indiscusso. Diventa il capo di bande composte per lo più da contadini e montanari, gente rude e forte abituata a fatiche  sovrumane. Gente sottoposta da sempre  all’arbitrio dei potenti, vecchi e nuovi, di feudatari ed agrari vissuta tra sovrani e papi che reclamano sempre diritti senza nulla cedere in cambio. Giovanni Piccioni capisce bene queste persone essendo anch’egli uno di loro. Li guida con carisma avendo un aspetto fiero e un portamento imponente, testa quadrata, con occhi freddi e fulminei,  piantata su ampie spalle. Veste con abiti di lana grezza come tutti i contadini abruzzesi e quando dorme non si separa mai dalla sua carabina.

Lo chiamano “maggiore”.

 

GIOVANNI PICCIONI – IL BRIGANTE

Tra il Dicembre 1860 e Gennaio 1861 si mette a capo della rivolta contro la Guardia Nazionale che tenta di sedare le rivolte popolari per unire l’Italia da nord a sud. Si unisce a lui gente di San Gregorio della Montagna dei Fiori e di Castel Trosino. A ciascuno dei commilitoni viene consegnato un fucile a percussione e corrisposti 22 scudi romani al mese . Tutta la zona intorno alla città di Ascoli Piceno è un pullulare di briganti che qualcuno ha definito la “VANDEA ITALIANA” .  I nemici giurati dei briganti sono i componenti della Guardia Nazionale e soprattutto le spie del luogo che si sono messe al servizio del nuovo governo. La banda di Giovanni Piccioni , una volta individuata la spia, ne circonda la casa , requisisce  tutto il bestiame per il mantenimento della banda stessa.

Il generale Pinelli a capo della Guardia Nazionale di Ascoli Piceno pubblica un bando con il quale minaccia di fucilare tutti coloro che sono in possesso di armi, e, a quel punto molti briganti si arrendono  per aver salva la vita.  Giovanni insieme ad un gruppo di fedelissimi cerca una via di fuga attraverso il mare ma nel 1863 viene catturato a San Benedetto del Tronto.  Gli viene fatto un regolare processo e viene condannato  all’ergastolo. Sconta i suoi ultimi giorni di vita presso il FORTE MALATESTA .